Elias Khury, un caffè con Padre Paolo

25/6/2012

Proponiamo di seguito un articolo di Elias Khury sul suo incontro a Beirut con Padre Paolo dall’Oglio nella nostra traduzione.

 

L’ho incontrato a Beirut. È venuto con l’amica Giselle Khury al caffè “Chase” del quartiere di Ashrafiyye, o il monticello. E dal primo momento ho sentito di essere di fronte all’esperienza della teologia della liberazione che si materializza nella Siria e nel mondo arabo.

Padre Paolo mi ha ricordato i volti dei sacerdoti dai quali ho imparato che Gesù di Nazareth è straniero con gli stranieri, povero con i poveri, viaggiatore sulla terra in cerca di giustizia e libertà.

Ho visto in lui i volti dei miei amici sacerdoti operai che hanno lavorato a Burj Hammud e ad al Nabaa alla fine degli anni Sessanta, che hanno portato la fiammella della giustizia e della rivoluzione, e che sono stati un modello di povertà e devozione.

Ho visto in lui il volto del vescovo libanese George Khodr che reclamava la Palestina con la parola e con l’amore. E l’apparizione del monaco Elias Morcos nel suo monastero che trasformava il corpo in contenitore per lo spirito.

Padre Paolo Dall’Oglio è un monaco gesuita italiano, guida dell’ordine del monastero di Mar Musa al Habashi a Nabek. Ha restaurato l’antico monastero e l’ha trasformato in una cellula di dialogo, facendone una componente di un nuovo tessuto siriano fatto dai giovani che costruiscono con la parola, il coraggio e l’intelligenza il sogno democratico e umanitario all’origine della rivoluzione.

È stato espulso dalla Siria, perché ha detto la verità sulla prepotenza e l’ingiustizia, e ha contribuito a risanare i cuori distrutti dalla repressione.

Parla l’arabo come gli arabi, e parla della Siria come chi parla della propria nazione e racconta delle sue nuove radici che sono nate nella terra di Sham.

Ha detto di essere siriano e io ho sentito nel mio cuore le voci dei ragazzi e delle ragazze venuti al monastero di Mar Musa dove hanno pregato per lo spirito del regista martire Basel Shehadeh, morto a Homs e alla cui famiglia non è stato permesso di fare i funerali nella chiesa di San Cirillo ad al Qasaa a Damasco.

Ho sentito le voci dei giovani che dicevano al monaco italiano di nascita: “Sei un onore per la Siria e per tutta la terra araba, o nobile siriano”.

Ho incontrato Padre Paolo per scoprire un’amicizia che è iniziata tempo fa e che ho visto impressa sul volto di un altro monaco siriano, Nebras Shahid, che lavora a Beirut come assistente all’università gesuita. È lui che mi ha parlato del suo amico monaco Padre Paolo.

Attraverso questi frati e le persone come loro, la voce della nazione si leva al di sopra di quelle delle partigianerie confessionali prodotte dalle orde degli shabbiha e dei mercenari. Essi non si sono limitati a uccidere e a saccheggiare, ma hanno fatto commercio pubblico degli oggetti rubati a Homs: l’hanno chiamato “il mercato sunnita”, secondo l’agenzia Reuters.

L’obiettivo dietro tutto questo è trascinare la Siria in un conflitto confessionale che il regime tirannico avviato verso l’estinzione crede gli consenta di coinvolgere le minoranze nel suo piano criminale.

Il crimine di Padre Paolo che ha portato alla sua espulsione dalla Siria è essere contro il crimine.

Un cinquantenne alto, imponente nella sua umiltà, e sorprendente nel suo identificarsi con le vittime della repressione tra i musulmani, i cristiani e gli alawiti.

Un uomo che invoca la giustizia, la libertà e la pace, che mette in guardia contro gli effetti della violenza bruta commessa dal regime con il suo esercito, i suoi shabbiha e i suoi banditi, perché distrugge il tessuto sociale e politico siriano, e distrugge tutto ciò che contrasta con il potere eterno promesso da Assad padre, e che il figlio mette in atto così da meritare lo stesso appellativo del padre come presidente per l’eternità.

Padre Paolo ha detto che c’è un crimine più grave che si commette in Siria. È stato espulso dal suo Paese perché la sua voce è arrivata in antitesi a quella delle istituzioni religiose ufficiali che si sono inchinate all’oppressione e hanno cospirato con essa.

E qui non mi riferisco a personalità sospette come il vescovo Luca al Khury o suor Marie Agnès che lavorano come megafoni della sicurezza. E finora non sono riuscito a capire: come può la chiesa ortodossa tacere, come può il Patriarca Ignazio Hazim tacere di fronte a un rappresentante del patriarcato di Damasco che ha come unica preoccupazione la difesa degli shabbiha? O come possono le istituzioni cattoliche accettare che una suora continui a lavorare come intermediaria tra gli shabbiha della sicurezza siriana e la chiesa?

La vergogna resa nota dalla posizione ufficiale delle chiese siriane non può essere giustificata semplicemente con la paura. È necessario invece estrapolarne le cause profonde che derivano da un sentimento di inferiorità e di nuova sudditanza create dalla tirannia, che sono più brutali dell’antica sudditanza, perché essa non impone il silenzio solo alle minoranze, ma anche alla maggioranza!

È una vergogna che apre la strada al disastro. Non è minore la turpitudine se tutti i leader spirituali in Siria si appellano alla posizione ufficiale, dai due shaykh, Hassun e al Buti, al Patriarca Lahham, i quali ribadiscono la subordinazione al potere di tutte le istituzioni della società, comprese quelle religiose.

Una vergogna di cui si assumono la responsabilità individui che si sono messi al servizio del Demonio.

Niente giustifica il silenzio, perché non parlare del crimine è diventato complicità in esso, e appellarsi alla paura è diventato risibile nel momento in cui si è generalizzata a causa dei bombardamenti, le uccisioni e gli assassini.

Ho chiesto a Padre Paolo notizie di Homs e delle sue tragedie e ho visto come la sua patria siriana si è manifestata nelle lacrime negli occhi di questo monaco che è diventato “Padre di tutti i siriani”, come ha scritto Muhammad ʻAli al Atassi.

L’esempio che ha dato questo monaco siriano ha spezzato la vergogna che le istituzioni ecclesiastiche ufficiali hanno associato al cristianesimo siriano. Ha rievocato i momenti radiosi della storia moderna della Siria, quando i siriani si riunirono nella diversità dei loro credi nella battaglia nazionalista contro l’occupazione francese.

Padre Paolo ci porta nella spiritualità orientale, nella sua penetrazione profondamente radicata nella società araba e islamica, facendo della sua vita testimonianza e della sua testimonianza vita.

Con lui scopriamo come la parola può diventare corpo e il corpo parola, e attraverso la sua esperienza che unisce l’umiltà all’eroismo facciamo la conoscenza della nuova Siria che nasce dal dolore, dal sangue e del martirio.

Source:

http://www.sirialibano.com/siria-2/elias-khury-un-caffe-con-padre-paolo.html

al-Quds al-Arabi

One response to “Elias Khury, un caffè con Padre Paolo

  1. From a noteworthy, hilhgy reliable source, Randy Engel ..This review appeared in Catholic Family News in March 2011Paul VI Beatified?By Father Luigi Villa Th. D.Reviewed by Randy Engel IntroductionSome books are difficult to review because of the sheer density of facts and documentation contained therein. Others, because the subject matter evokes deep, visceral distress on the part of the reviewer. Paul VI Beatified? is both fact-filled and disturbing.More than 30,000 pages of encyclicals, Conciliar documents, General Audience talks, and news stories taken from the pontificate of Paul VI were distilled by Father Villa, editor of the traditional magazine Chiesa viva, including hundreds of photos which, by themselves, visually tell a story of a pope whose 15-year reign was marked by grave deviations from the Depositum Fidei. Little wonder that Father Villa’s book is credited with bringing the early steps leading up to the beatification, and ultimately to the canonization of Paul VI as a saint, to a sudden halt. For every Catholic who has ever asked himself, How did the Revolution in the Catholic Church come about? it is essential reading.Blueprint for NewChurchIn the second year of his pontificate, on August 6, 1964, just six weeks prior to the opening of the Third Session of the Second Vatican Council, Paul VI presented his blueprint for NewChurch in his first encyclical, Ecclesiam Suam. Unlike his pre-Conciliar predecessors, the pope was dissatisfied with the Catholic Church established by Christ and decided to create one more to his image and likeness. Thus he invited Holy Mother Church to set a new ecclesiastic course in a Progressive ship quite unlike the traditional Barque of Saint Peter, and to venture into Modernist waters more deadly than the Church has ever known. In hindsight, the reader can only gasp at how blithely and with what utopian fervor the new pope embraced the challenge of the auto-destruction of the Church in the name of renovation, renewal, reform, the dialogue of salvation, an openness to the world, — an auto-destruction which Father Villa carefully documents by chapter and verse.The Cult of Man — A Form of IdolatryIn Chapters I and II of Paul VI Beatified? Father Villa examines the pope’s obsession with the Cult of Man and his habituated taste for the naturalistic and the novel at the expense of the supernatural and tradition, thereby turning Christianity into a horizontal, earth-bound rather than a vertical, heaven-bound religion.If, in our desire to respect a man’s freedom and dignity, his conversion to the true faith is not the immediate object of our dialogue with him, we nevertheless try to help him and to dispose him for a fuller sharing of ideas and convictions. Ecclesiam Suam: 79.But we call upon those who term themselves modern humanists, and who have renounced the transcendent value of the highest realities, to give the council credit at least for one quality and to recognize our own new type of humanism: we, too, in fact, we more than any others, honor mankind;We have the cult of man. Address of Paul VI, Council’s Last General Meeting,December 7, 1965, Italian Translation.A New Spirituality for Modern ManAs Father Villa clearly documents, since Paul VI’s NewChurch represents a new religion, it necessarily requires a new Spirituality along with a number of other accessories like a new Gospel, a new Ecclesiology, a new Theology, a new Mass and a new Priesthood.Chapter II tackles the issue of Paul VI’s love affair with the world, and his admonishment to the Faithful to love the world, a directive which finds little support in either Holy Scripture or the Magisterium of the Church or the writings of the Saints and Church Fathers or any of the pre-Conciliar popes:Jesus answered: My kingdom is not of this world. If my kingdom were of this world, my servants would certainly strive that I should not be delivered to the Jews: but now my kingdom is not from hence. John 18:37Love not the world, nor the things which are in the world. If any manLove the world, the charity of the Father is not in him. I John 2:15Adulterers, know you not that the friendship of this world is the enemy of God? Whosoever therefore will be a friend of this world, becometh an enemy of God. James 4:5.Father Villa presents Paul VI’s novel interpretation of Man’s new relationship to the world taken from the pope’s NewGospel and delivered at his General Audience of July 3, 1974.We have certainly intended to talk of the severity of the Saints toward the ills of the world. Many are still familiar with the books of asceticism that contain a globally negative judgment upon earthly corruption. But it is also certain that we do live in a different spiritual climate, having been invited, especially by the recent Council, to bring to the modern world an optimistic look towards its values, its achievements The celebrated Constitution Gaudium at Spes is in its whole an encouragement toward this new spiritual approach.In this early chapter, Father Villa introduces one of his book’s major themes — the infiltration of Freemasonry, which has been condemned by pre-Conciliar popes from time immemorial — into the Catholic Church, in general, and the papal office under the pontificate of Paul VI. It is in his writings on Paul VI’s affinity for the tenets of Freemasonry, as well as the pope’s attachment to all ideologies flowing from the Left including Socialism and Communism, that one finds the author’s most interesting and original investigative findings and in-depth insights.The story behind the infamous Pecorelli’s List, which this writer has a copy of, albeit yellowed and crackled with age, makes for fascinating reading.Investigative journalist and a member of the elite Propaganda Due (P2) Lodge, Carmine Mino Pecorelli, Director of L’Osservatorio Politico, a press agency specializing in political scandals and crimes, was murdered on March 20, 1979. Prior to his death he published what became known as Pecorelli’s List. It contained the names (code names and card names as well) of alleged Freemasons in high level Vatican offices during the reign of Paul VI. Among the prominent prelates identified as Freemasons were Jean Cardinal Villo, whose family is believed to have historic ties to the Rosicrucian Lodge; Agostino Cardinal Casaroli; Ugo Cardinal Poletti; Sebastiano Cardinal Baggio; Joseph Cardinal Suenens; and Archbishop Annibale Bugnini, C.M.; and Archbishop Paul Casimir Marcinkus, to name a few. If the list is correct, and there is much collaborating evidence to indicate that the list was valid, Paul VI had surrounded himself with Freemasons. As Father Villa notes, none of these high ranking Church members ever came forward to challenge the list. For centuries the leaders of Freemasonry had awaited a pope according to our needs who would help compromise the Catholic Church and usher in an era of a Masonic Universal Democracy. They found him in Paul VI.Paul VI and the Great BetrayalsChapter VII, titled Opening to Communism details Paul VI’s tragic betrayal of anti-Communist prelates Jf3zsef Cardinal Mindszenty, Josyf Ivanovyce8 Cardinal Slipyi, and Cardinal Stephen Trochta and the millions upon millions of Hungarians, Ukrainians, and Czechoslovakians and other victims of Soviet Communism they represented. It is absolutely heart-wrenching. However, Father Villa saves his criticism of Paul VI’s greatest betrayal for last — the creation of his NewMass and the banishment of the traditional Holy Sacrifice of the Mass. This one chapter alone should be enough to squelch any talk of Paul VI’s beatification forever. Speaking of the fruits of this particularly grievous betrayal, Father Villa writes: the fruits derived from Paul VI’s new Mass stand as an eloquent proof of that betrayal. I would never come to lay down my pen were I to document the countless lists of scandals and sacrileges, of black masses, of obscenities, perpetrated after Vatican II, precisely on account of the new liturgy. The controversial and brave 93-year-old Villa, who himself has been the subject of seven assassination attempts because of his anti-Freemasonry expositions, recognizes that while not all post-Concilar abuses can be laid at the feet of Paul VI, nevertheless NewMass was Paul VI’s doing and it was carried out with his authority and approval. But, as Father Villa points out:It must be said that the Traditional Mass of St. Pius V was never legally abrogated, and it remains, to this day, a true rite of the Catholic Church through which the faithful can fulfill their holy precept because Pius V had granted a perpetual indult (which was never abrogated), valid for all time to celebrate the Traditional Mass, freely, legally, without any scruples and without incurring a punishment, conviction or censure.ConclusionWhen one finally turns the last page of this book, one is left with a dreadful, gnawing feeling that when the Anti-Christ appears on earth, he will be hard pressed to do more damage to the Church and the Faith than did Paul VI. It is with this bone-chilling thought, amid pages stained with tears, that I take the reader’s leave. Paul VI Beatified? Place it in your Catholic library.[Randy Engel is the Director of the U.S. Coalition for Life , and the IFGR/Michael Fund . Her latest book, The Rite of Sodomy is available at .

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