La Palestina e la rivoluzione siriana

Questo articolo è stato tradotto in italiano dal sito SiriaLibano

L’attivista palestinese Budour Hassan è intervenuta a un dibattito sulla Siria tenutosi a New York il 17 novembre scorso, promosso dal MENA Solidarity Network. Di seguito riportiamo la traduzione del suo intervento (apparso originariamente in inglese sul sito We Write What We Like) e in fondo alla pagina il video.

palestine_solidarity_with_syria_by_injaztech2-d5c5g6f(Traduzione dall’inglese di Prisca Destro). Nell’aprile 2011 un famosissimo blogger egiziano ha detto ai rivoluzionari siriani che avrebbero dovuto sventolare le bandiere palestinesi durante le manifestazioni del venerdì, solo per dimostrare che sostenevano la resistenza palestinese e per smentire la narrativa del regime secondo la quale il regime stesso sostiene la causa palestinese.

Allora mi sono chiesta: i siriani devono farlo? I siriani devono sventolare la bandiera palestinese solo per dimostrare che sostengono la Palestina? I siriani devono mostrare le proprie credenziali nazionaliste perché il mondo sostenga la loro causa? La risposta mi è stata subito chiara: no, i siriani non devono farlo. إقرأ المزيد

Tanti auguri Abuna

Republished from Siria Libano

7_PP_MarMusaNella notte buia si sente la mancanza della luna piena

(Antara bin Shaddad)

(leggi la lettera in inglesefrancese e arabo)

Lo sfondo nero di cioccolato e una scritta di panna bianca che dice ”Tanti auguri Paolo”, firmato “Stato islamico dell’Iraq e del Levante”: è questa la torta con 59 candeline che molti immaginano per te. L’avrebbe preparata il cuoco di quella formazione qaedista, con cura. La stessa cura, aggiungiamo noi, con cui non fanno trapelare alcuna informazione su dove ti tengono prigioniero, da mesi.

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Con la rivoluzione, nonostante tutto…

Abd-al-Hamid-Sulaiman

Questo articolo è stato tradotto in italiano dal sito SiriaLibano

(di Elias Khury, al Quds. Traduzione dall’arabo di Caterina Pinto). Nonostante la frustrazione, nonostante la confusione politica in cui versa l’opposizione, nonostante l’assenza di coordinamento tra le unità dell’Esercito libero, nonostante la presenza della Jabhat al Nusra. Nonostante gli errori, le falle e le posizioni ambigue. Nonostante il rifiuto del mondo di sostenere il popolo siriano, nonostante il ritardo della risoluzione militare e lo scompiglio politico. Nonostante il fastidio delle dichiarazioni televisive. Nonostante tutto, sono con la rivoluzione siriana.

Speravo che il regime tirannico di Asad cadesse a Daraa, dinnanzi alla sacralità del sacrificio di Hamza al Khatib.
Speravo che i fiori di Ghiyath Matar e le bottiglie d’acqua che distribuiva ai soldati trionfassero e il regime cadesse senza perdite.
Speravo che il grido di Homs e le canzoni di Qashush e le decine di migliaia che hanno occupato le strade con le gole e le mani levate in segno di sfida pacifica bastassero. إقرأ المزيد

Elias Khury, un caffè con Padre Paolo

25/6/2012

Proponiamo di seguito un articolo di Elias Khury sul suo incontro a Beirut con Padre Paolo dall’Oglio nella nostra traduzione.

 

L’ho incontrato a Beirut. È venuto con l’amica Giselle Khury al caffè “Chase” del quartiere di Ashrafiyye, o il monticello. E dal primo momento ho sentito di essere di fronte all’esperienza della teologia della liberazione che si materializza nella Siria e nel mondo arabo.

Padre Paolo mi ha ricordato i volti dei sacerdoti dai quali ho imparato che Gesù di Nazareth è straniero con gli stranieri, povero con i poveri, viaggiatore sulla terra in cerca di giustizia e libertà.

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Le libere donne di Enkhel

Sara Siriana

29/maggio/2012

Oggi, in Siria come nel mondo arabo, ci troviamo nel pieno della tempesta, donne e uomini. La fragilità del “femminismo” in Siria ci ha sorpreso, in quanto è una patina brillante, ma vuota. Quasi un anno e due mesi sono passati dallo scoppio della rivoluzione, ma la donna siriana non è ancora in grado di produrre un proprio discorso politico-sociale. La sua presenza nelle riunioni politiche è ancora limitata e formale, ogni incontro tende a mettere in evidenza una signora o due, per sfuggire alla solita domanda: “dov’è la donna (la metà della società) nel vostro incontro?”.

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